LA PAROLA A ...
In collaborazione con EUROFINANZASintesi dell'articolo di Gabriele Nicolis
PMI, PERCHE' QUOTARSI?
Parla Luca Lombardo, direttore mid & small caps markets
di Borsa Italiana
Seguire l'altalenante andamento della Borsa in queste settimane è ormai diventato uno sport nazionale, per piccoli e grandi investitori. Ma, alla luce di crisi economiche internazionali e di periodi invece positivi, cosa significa per le piccole e medie aziende essere quotate in Borsa?
La polverizzazione dell’industria italiana, con la sua tipica struttura fatta di tante piccole e medie imprese, si sta trasformando oggi in un fattore di mancata crescita competitiva. Gli effetti sono diversi: dalla poca concorre
nza industriale sui mercati internazionali, alla bassa propensione di investimento in ricerca e innovazione, all’accesso al credito spesso difficile e farraginoso. In questa fase alcune Pmi hanno dimostrato invece di saper utilizzare gli strumenti offerti dal mercato finanziario, come per esempio la quotazione in Borsa, per finanziare la propria crescita e sono state in grado di ristrutturarsi ed essere competitive sui mercati. Eurofinanza ha intervistato Luca Lombardo, direttore mid&small caps markets di Borsa Italiana
Dottor Lombardo, perché quotarsi?
La quotazione può rappresentare una proposta estremamente interessante soprattutto per quelle aziende che si pongono come obiettivo centrale la crescita e la creazione di valore. La quotazione nei mercati regolamentati è un’opportunità non più rivolta solamente ai grandi gruppi industriali, ma anche alle piccole e medie imprese. Il fatto che la Borsa sia uno strumento per lo sviluppo delle aziende è emerso anche in un nostro studio in cui il 77% delle società quotate negli ultimi anni ha indicato che, senza la quotazione, sarebbe cresciuto di meno. I tassi di crescita registrati dalle società quotate sono tripli rispetto a quelli delle non quotate.
Quindi, quale ruolo assume la quotazione in Borsa per le piccole e medie imprese?
La Borsa è un processo globale e proprio per questo non rappresenta solo una modalità per il finanziamento del proprio business. Quando una società si quota non lo deve fare solo per la necessità di reperire nuovi mezzi, ma anche per ottenere una visibilità più ampia anche a livello internazionale e per rendere più trasparente la propria gestione nei confronti del mercato di riferimento. Un’altra opportunità è quella di utilizzare la quotazione per risolvere alcuni problemi generazionali. Da una nostra recente indagine emerge che il 70% delle aziende che si sono quotate tra il 1985 e il 2005 sono familiari. Percentuale che sale al 76% se consideriamo le sole società non finanziarie. Negli ultimi due anni le aziende si sono quotate prevalentemente tramite aumenti di capitale, questo dimostra la volontà delle famiglie di voler continuare un preciso percorso di crescita e di farlo attraverso la Borsa.
Qual è la differenza con gli altri sistemi di finanziamento? La quotazione non rischia di essere vista esclusivamente come alternativa all’indebitamento e non come occasione per una ristrutturazione che mira a una maggiore efficienza?
Le Pmi possono finanziarsi a prescindere dall’apertura al mercato dei capitali. La Borsa infatti non è una soluzione per tutte le aziende perché non tutte si pongono l’obiettivo della crescita come elemento centrale. Ci sono alcune imprese che scelgono di rimanere di dimensioni limitate perché operano in particolari nicchie di mercato e la loro struttura, per quanto piccola, non necessita di essere cambiata per competere. Per reperire capitale il credito bancario, ad esempio, è uno strumento tra i più utilizzati perché di facile comprensione ed erogazione. Il limite del credito deriva però dalla sua vischiosità. Spesso vediamo e leggiamo di aziende indebitate a tal punto da arrivare a compromettere la loro stessa vita. Il credito è uno strumento corretto per agevolare certe scelte, rischioso per finanziare processi di acquisizioni o di sviluppo. C’è poi un’altra soluzione: il private equity. Questa scelta comporta l’ingresso nella società di un investitore che apporta nuovi capitali. Anche se spesso i fondi di private equity hanno come obiettivo quello di disinvestire nel medio termine, la loro presenza nell’azionariato porta a cambiamenti nella gestione dell’impresa attraverso l’ingresso nel consiglio di amministrazione che può risultare invasivo per l’imprenditore.
Quante sono le società che possono essere interessate alla quotazione in Borsa?
In Italia ci sono alcune migliaia di aziende che hanno dimensioni e caratteristiche economico e finanziarie per definirsi competitive: tassi di crescita interessanti, marginalità positive e equilibrio dal punto di vista patrimoniale. Le quotabili in un periodo di 2-3 anni sono solo una percentuale di questo universo che presenta alcuni requisiti specifici: una crescita annua del 15% circa e un margine operativo lordo (Mol) del 15%.
Qual è la situazione italiana rispetto a quella degli altri mercati europei?
Borsa Italiana è nata nel 1998 e in quel momento avevamo un numero di piccole e medie imprese quotate largamente inferiore rispetto ad altri paesi europei come la Germania, la Francia o la Gran Bretagna. In questi ultimi anni abbiamo avuto un numero simile di nuove quotazioni rispetto agli altri mercati regolamentati. Un altro elemento che contraddistingue l’Italia è legata alla dimensione media delle offerte fatte dalle società per accedere il mercato. Mentre l’offerta media nel Regno unito è di circa 10 milioni di euro, in Italia questa è dieci volte superiore toccando una media di 100 milioni di euro. Anche dal punto di vista della liquidità l’Italia presenta numeri superiori ai competitor con una liquidità maggiore (+30%).
Alcune aziende italiane hanno scelto di quotarsi su Borse estere, quali le motivazioni? Una questione di mentalità o una scelta legata a minori costi e migliore operatività?
Alcune società italiane hanno scelto di quotarsi su sistemi di scambi o mercati regolamentati stranieri anche perché non presentavano i requisiti richiesti per i nostri mercati, quindi non erano per noi imprese target. La prova dell’efficienza del nostro mercato è dato dalla turnover velocity che è l’indicatore che segnala il tasso di rotazione annuale delle azioni.

