Dal Mondo Economico

 

a cura del Gruppo Assiteca Dal Mondo Assicurativo

IL MERCATO ASSICURATIVO IN CINA

La sindrome cinese
Nel 1979 uscì per la Columbia un film intitolato “The China Syndrome” che raccontava di fatti conseguenti un incidente in una centrale nucleare americana: in teoria il nucleo incandescente avrebbe potuto perforare le protezioni della centrale per proseguire fino al centro della Terra e trapassarla fino a giungere in terra cinese.
Con lo stesso nome abbiamo pensato di definire l’esplosione dell’economia cinese sui nostri mercati.
Il dibattito ricorrente è: opportunità o minaccia?
Una metafora molto stimolante di tale dilemma è rappresentata dall’ideogramma cinese che rappresenta il concetto di crisi: esso è formato da due componenti: uno superiore che indica la parola minaccia ed uno inferiore che definisce il concetto di opportunità. L’attribuzione del significato nella lettura di tale ideogramma riflette l’atteggiamento nei confronti del fenomeno economico cinese.

L’evoluzione del sistema economico cinese
ideogramma cinese rapresentante il concetto di crisiSi racconta che già Napoleone Bonaparte nel 1816 avrebbe detto “Quando la Cina si sveglierà, tutto il mondo tremerà.” Come a tutti noto, infatti, le aziende appartenenti ad alcuni settori merceologici si stanno confrontando con un’acerrima competizione, prevalentemente in termini di basso costo della produzione e forte sostegno dello Stato cinese verso le proprie imprese.
Il primo aspetto ha certamente invitato gli occidentali a trasferire molte linee di produzione nei distretti che l’amministrazione centrale ha destinato a tale scopo: il Wall Street Journal, nell’edizione del 27 settembre 2004, affermava che tra il 2000 ed il 2003 erano state fondate 60.000 nuove imprese a capitale straniero: vale a dire una ogni 26 minuti. Ad oggi, ogni settimana affluisce più di $ 1.000.000.000 di capitale straniero (con USA e Germania in testa alla classifica degli investitori occidentali).
Un elemento da non sottovalutare però è la tendenza delle imprese cinesi a produrre beni sempre più evoluti sia per Suddivisione del pil procapite per le province della cina la tecnologia incorporata sia per il livello qualitativo raggiunto - ed in futuro si prevede un ulteriore passo in avanti verso una forma di produzione più vicina agli standard occidentali. Del resto il livello di scolarizzazione è fortemente sostenuto dall’amministrazione centrale: ogni anno, per esempio, dalle università cinesi esce 1.000.000 di ingegneri e l’MBA della China Europe International Business School di Shanghai (il primo in Asia) inizia ad essere considerato positivamente dagli esperti mondiali di formazione.
Un aneddoto frequentemente riportato dai commentatori è la seguente affermazione di Thomas Friedman (responsabile della sezione esteri, The New York Times): - Quando ero piccolo i miei genitori erano soliti dirmi “Tom, finisci la tua cena: la gente in Cina […] è affamata”. Ma dopo aver girato il mondo, io ora dico a mia figlia “Finisci i tuoi compiti: la gente in Cina […] è affamata del tuo lavoro”.
Ad oggi le province con maggiore rilievo nella corsa all’industrializzazione del Paese sono quelle orientali - con le municipalità di Pechino e Shanghai in testa – mentre nelle restanti aree rurali continua a vivere la maggior parte della popolazione cinese che, sebbene ancora poco cosciente dell’immenso balzo dei consumi dei propri connazionali più fortunati, inizia a premere sul Governo per migliorare le proprie condizioni di vita e riformare il proprio status.
In Shanghai sono presenti tutti i più importanti brand (dai beni di lusso all’high tech) e incominciano a verificarsi importanti fenomeni di bolle speculative, come nel mercato immobiliare, nel mercato dell’acciaio ed in quello delle automobili.
Ad ogni modo il mercato cinese rappresenta un enorme, e sotto-dimensionato, mercato di sbocco: una recente inchiesta di Fortune quantifica l’impressionante crescita dei consumi del mercato cinese.
Un mercato dove il consumo di riso è diminuito del 5% e quello dei telefoni cellulari è cresciuto del 168%.
Un dato da sottolineare è la sempre più marcata consapevolezza nella mente dei consumatori cinesi del fatto che un prodotto di marca sia qualitativamente superiore rispetto a quelli smarcati o alle contraffazioni.
E non è un caso che oggi la Cina sia il primo paese al mondo nella classifica delle richieste di registrazione di marchi (nel 2004 ne sono stati registrati più di 600.000).
Nel futuro gli acquisti di prodotti di qualità medio-bassa verranno sostituiti con prodotti sempre più evoluti in qualità, design, brand.
Non deve quindi stupire che in uno dei più noti grandi magazzini di Nanjin Lu in Shanghai venga in più punti ricordato che “La proprietà intellettuale è una fonte di potere” oppure che all’ingresso dello Xiang Yang Market (uno dei più noti mercati del falso) uno striscione ricordi a clienti e operatori di “Sostenere la proprietà intellettuale”.

Le compagnie assicurative
In questa prospettiva, il mercato assicurativo ha dovuto adeguarsi e strutturarsi per offrire opportune garanzie di protezione alla mole sempre crescente di investimenti.
Attualmente operano 37 imprese assicuratrici che coprono i rischi industriali, non tutte però sono operative sull’intero territorio cinese. In tale contesto le compagnie cinesi detengono l’assoluto primato nelle quote di mercato (solo l’1% è nelle mani degli operatori stranieri).
Dopo un lungo periodo di monopolio della compagnia di stato PICC (People Insurance Company of China), terminato col varo della nuova China Insurance Law del 1995, la Cina ha aperto all’attività degli assicuratori autorizzati i mercati interni limitandone però l’attività alle province ove risiedono ed al ramo di attività prescelto. Non è infatti possibile, per la medesima compagnia, operare contestualmente nei mercati vita e danni.
Nel 2007 è prevista una completa liberalizzazione del mercato ma ad oggi non sono stati emessi documenti ufficiali che regolamentano tale evoluzione.
L’ingresso nel mercato cinese di compagnie straniere è consentito ma è regolamentato in maniera differente a seconda dei casi di uffici di rappresentanza, filiali o join venture con compagnie lalocali e, attualmente, solo tre compagnie assicuratrici locali (Ping An, Taikang, e Xin Hua) hanno azionisti esteri.
Il livello dei tassi varia da provincia a provincia, ma in linea generale è inferiore a quello dei tassi previsti per i programmi internazionali.
Presso le compagnie locali poi è possibile ottenere un’ulteriore riduzione: le compagnie cinesi vengono definite infatti come “più flessibili” rispetto a quelle occidentali (possibilità di ottenere tassi più contenuti, franchigie più basse, condizioni più estese). Principale causa di tale flessibilità, pare sia scarsa professionalità e la bassa conoscenza dei rischi da parte dei sottoscrittori locali.
Il mercato è più soft nel ramo property mentre i tassi delle polizze di responsabilità sono più elevati (il sistema legislativo cinese tende infatti ad utilizzare frequentemente il principio della responsabilità oggettiva).
Per il futuro ci si aspetta un forte incremento della domanda (nei primi sei mesi del 2005 i premi Property&Casualty sono aumentati del 20,5%) ma non dovrebbero esserci aumenti nel livello dei tassi in quanto la competizione tra broker e compagnie è molto accesa.
In teoria l’ente di controllo, il CIRC - China Insurance Regulatory Commission, avrebbe il potere di controllare i livelli di premio e le condizioni dei contratti, ma è raro che intervenga in questo senso.
Le polizze obbligatorie sono la RCA (anche se non in tutte le province dello Stato) e il Social Welfare and Employee Injury Fund per l’assicurazione dei dipendenti, copertura che però è offerta solo dalle Compagnie di Stato.
I rischi più di frequente trasferiti alle compagnie sono quelli relativi alla proprietà (danni diretti e indiretti), alle responsabilità civili, al trasporto delle merci ed alla tutela dei dipendenti. Invece, le coperture a tutela degli “expatriates” sono solitamente stipulate all’estero.
Ad oggi è previsto l’obbligo di cedere una quota del rischio alla compagnia di riassicurazione statale, China Re, ma si prevede che tale obbligo decada a partire dal 2006.

Le società di brokeraggio
Il mercato dell’intermediazione è libero ma soggetto ad alcune particolari restrizioni.
La licenza di broker assicurativo è nazionale e può essere richiesta da società che hanno un ufficio di rappresentanza sul territorio cinese da almeno due anni.
La licenza è però di difficile ottenimento e, circa l’evoluzione della normativa, nei prossimi anni non ci si aspettano cambiamenti significativi.
Società estere possono richiedere l’autorizzazione all’apertura di uffici di rappresentanza se godono di una buona performance del proprio giro di affari.
Le società operative possono essere costituite in join venture con società cinesi, in forma wholly-foreing-owned (capitale interamente straniero) oppure partecipando al capitale di una società locale.
Sono previsti differenti requisiti di capitale investito, ad esempio 5.000.000 RMB per le limited e le partnership e 10.000.000 RMB per le società per azioni. E’ invece richiesto 1.000.000 RMB per ognuna delle filiali o sub-filiali al di fuori della provincia di domicilio della sede principale.
Il 20 per cento del capitale investito deve essere tenuto a riserva per le responsabilità professionali; in alternativa è possibile presentare una copertura di RC Professionale, non offerta però dal mercato locale.
Il mercato del brokeraggio conta oggi più di 100 broker ma solo pochi di livello professionale pari a quello occidentale.

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