DAL MONDO ASSICURATIVO
Liberalizzazioni a rischio?
Diritto annuale di recesso delle polizze e plurimandato in bilico
In Commissione Industria del Senato è stato presentato a fine gennaio un emendamento per abrogare il divieto di clausole contrattuali esclusive (il cosiddetto plurimandato) nella distribuzione delle polizze dei rami danni e per ripristinare a lungo termine (5 anni) il diritto di recesso annuale dei contratti pluriennali.
La proposta è stata avanzata in senato dal presidente della Commissione stessa, Cesare Cursi, e da Sergio Vetrella (Pdl), secondo i quali i dati indicano che nel passaggio dal monomandato al plurimandato si è registrato un aumento del 32-33% dei costi per le agenzie, con ripercussioni sui premi pagati dai clienti.
L’introduzione del plurimandato era stata una delle principali novità (le famose lenzuolate) introdotte dall’ex ministro Pierluigi Bersani allo scopo di favorire la concorrenza nel settore assicurativo. Dall’entrata in vigore della nuova norma, nel gennaio 2008, a oggi, il 13% delle agenzie italiane, nonostante le forti resistenze delle compagnie, è arrivato a offrire ai clienti prodotti di due o più compagnie. Circa un centinaio di agenti “monomandatari” sono divenuti plurimandatari, tra i quali lo stesso segretario dello Sna (Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione) Tristano Ghironi.
La proposta ha innescato una serie di reazioni e polemiche a livello istituzionale da parte delle organizzazioni degli agenti, dei broker, delle associazioni dei consumatori e dell’Antitrust.
Lo SNA ha espresso la profonda e convinta contrarietà verso la soppressione di una legge liberale che sviluppa la concorrenza nel mercato assicurativo italiano, a vantaggio dei cittadini. Ha precisato inoltre che l’aumento dei costi di distribuzione non sarebbe stato comunque scaricato sui clienti, visto che le tariffe auto sono diminuite nel 2008 del 2,7%.
Il presidente dell’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), favorevole alla cancellazione del plurimandato, ha invece replicato che il divieto di monomandato ha determinato un aumento dei costi di distribuzione. Ha precisato inoltre, in merito alla durata pluriennale delle polizze, che possibili sconti sui prezzi e la garanzia di copertura per più anni possono giustificare l’interesse e la convenienza per i consumatori ad assumere consapevolmente un impegno contrattuale oltre l’anno.
Hanno fatto sentire subito la loro voce anche le associazioni dei broker. La prima a prendere posizione è stata ACB, l’Associazione di Categoria Brokers di Assicurazione e Riassicurazione (a cui appartiene Assiteca). Attraverso il suo presidente Luigi Viganotti, ha messo in evidenza come il tentativo dell’Ania di far credere che le innovazioni introdotte dai Decreti Bersani si traducano in maggiori costi per i consumatori sia in realtà l’ennesimo esempio di come le compagnie non abbiano voluto trovare una nuova modalità di presenza sul mercato, risolvendo la questione solo aumentando le provvigioni agli agenti per paura di perderli. L’abrogazione del plurimandato è quindi soltanto a beneficio delle compagnie: gli agenti si ritroverebbero nuovamente vincolati a una “esclusiva”con una mandante che vorrà rivedere gli accordi e terrà sicuramente conto dei comportamenti tenuti nel periodo dai singoli agenti. I broker si troverebbero il mercato sempre più bloccato dalle compagnie, con minore possibilità di offerta al consumatore, che, come evidenziato dall’Antitrust, deve poter avere sempre più possibilità di scelta e confronto competitivo per ottenere una riduzione dei prezzi.
L’AIBA, invece, per voce del presidente Paparella, ha ribadito che, con la reintroduzione delle polizze poliennali, verrebbe a meno la libertà del consumatore di scegliere, in ogni momento, l’intermediario, la compagnia e il tipo di contratto a seconda delle proprie esigenze. Con la legge Bersani, oggi è ancora possibile proporre polizze pluriennali, ma ogni assicurato ha diritto, alla fine di ciascun anno e qualora le condizioni non soddisfino
più le sue esigenze, a rinegoziarlo o a rescinderlo in caso abbia trovato soluzioni più convenienti.
Sul piede di guerra anche le associazioni dei consumatori: Altroconsumo ha ribadito che le norme Bersani stanno producendo effetti positivi sulle tariffe. Anzi, le misure di liberalizzazione nel settore assicurativo andrebbero potenziate, ad esempio, prevedendo il divieto di esclusiva anche nei rami vita e non solo danni. “Il tentativo di abrogazione dell’art. 5 della legge 40 – ha detto Premuti dell’Adiconsum - ci trova assolutamente contrari. Si tratta di un ritorno al passato che abolisce i diritti dei consumatori, per l’affermazione dei quali per anni ci siamo battuti. Il ritorno al monomandato e al rinnovo automatico delle polizze pluriennali rappresenta un danno per gli assicurati, per le piccole imprese e per un reale sviluppo della concorrenza nel nostro Paese”.
L’Antitrust ha infine inviato un’importante segnalazione a governo e parlamento per ribadire che l’abolizione del divieto delle clausole di esclusiva e la limitazione del diritto di recesso annuale nei contratti poliennali, prospettati negli emendamenti, vanno nella direzione esattamente opposta agli auspicati sviluppi proconcorrenziali del mercato delle assicurazioni. Per l’Antitrust, solo il confronto competitivo nella fase distributiva e la mobilità della domanda possono, infatti, indurre una riduzione nel livello dei prezzi finali delle polizze assicurative in esame. Riduzione che, in un contesto di crisi quale l’attuale, appare indispensabile.
La vigorosa e ampia sollevazione contro l’iniziativa presa dai senatori sembrerebbe aver dato i primi risultati: il Governo, dopo le pressioni di consumatori, broker, agenti e Antitrust, ha ritenuto opportuno ritirare l’emendamento per rivederlo e migliorarlo alla luce delle numerose indicazioni giunte.
A cura della Redazione Assiteca

