Il trend dei mercati
Mercati esteri
Sintesi dell'articolo a cura di Luisa Agnese Dalla Fontana
Romania, fra leggenda e realtà
Dalla città medievale di Sighisoara, che diede i natali a Vlad III Tepes (l’impalatore), meglio noto a tutti come Dracula, è possibile immergersi in una terra ancora incontaminata, lontana dalle rotte che tracciano l’oriente d’Europa. Regioni che dai tempi dell’impero romano hanno costituito la delicata cerniera tra occidente e medio oriente, contese e conquistate con sorti alterne. Il Conte Vlad è una figura amata dai rumeni, che gli attribuiscono il merito di aver fondato l’unità e l’identità nazionale. Senza niente togliere alla barbarie che gli hanno valso fama eterna, entrando nelle terre dove visse, portati dalla forza dirompente di una natura che incanta, si riesce a comprendere il mito dei vampiri.
Oggi, ad un anno dal suo ingresso nell’Unione europea, la Romania si trova a dover recuperare i ritardi accumulati negli ultimi mesi rispetto agli impegni presi con Bruxelles. I settori dove il governo di Bucarest deve intervenire sono la giustizia, l’agricoltura, le biodiversità, l’inquinamento, le comunicazioni, la falsa pubblicità e le tasse per l’auto.
ECONOMIA
L’economia rumena presenta un quadro dinamico. Secondo i dati dell’Istituto rumeno di statistica, il settore dei servizi ha superato per la prima volta in 17 anni nel 2006 la quota del 50% nella formazione del Pil, e questo dato avvicina la struttura dell’economia rumena a quelle dei paesi occidentali.
Nel contempo il settore industriale, con una quota pari a circa il 27% del Pil, torna a essere uno dei motori di crescita economica del paese, recuperando le posizioni perse nel periodo 2002-2003. L’agricoltura, con una quota circa del 3,8%, rimane il settore economico meno produttivo. I consumi finali nazionali sono aumentati negli ultimi anni del 10,9%, mentre gli investimenti hanno registrato una crescita dell’11,9 per cento. Si continua dunque a rilevare un elevato tasso di crescita dei consumi, con particolare riguardo a quelli privati.
COMMERCIO INTERNAZIONALE
La Romania ha un’economia aperta, e nel commercio estero di beni e servizi, nel periodo 1° gennaio-30 giugno 2006, ha registrato un deficit commerciale di 4,2 miliardi di euro, come risultato tra esportazioni di 10,5 miliardi di euro (+16,6%) e importazioni di 14,7 miliardi di euro (+22,9%).
La struttura delle esportazioni rumene, con piccole oscillazioni, dominata da sei gruppi di merci che rappresentano il 76,6% del totale:
- articoli di abbigliamento (inclusi materiali tessili e maglieria);
- macchine e dispositivi meccanici;
- prodotti metallurgici;
- prodotti minerari;
- mezzi e materiali da trasporto;
- calzature e simili.
SCAMBI COMMERCIALI CON L’ITALIA
Attualmente in Romania sono presenti oltre 23mila aziende italiane (di cui il 60% del Nordest) per un capitale investito pari a oltre 770 milioni di euro.
Tra le suddette aziende, la maggior parte delle quali sono piccole e medie imprese, esistono comunque importanti realtà imprenditoriali che hanno trasferito in Romania considerevoli investimenti finanziari e tecnologici, con una ricaduta in termini occupazionali di oltre 800 mila posti di lavoro creati tra impiego diretto e indotto. La presenza italiana è diffusa in molte aree del paese, anche se nel corso dell’ultimo decennio ha manifestato la tendenza a concentrarsi in alcune zone
specifiche. Tra queste, rilevante la presenza dei nostri imprenditori nel nordovest, e in particolare nella provincia di Timişoara, dove si è riprodotto un vero e proprio modello distrettuale italiano.
Oggetto di attenzione da parte del governo di Bucarest e delle istituzioni finanziarie internazionali per le importanti ricadute positive in termini di diffusione delle capacità imprenditoriali e per la creazione di posti di lavoro, il cosiddetto “fenomeno Timişoara” è in parte imputabile alla prossimità geografica del distretto di Timiş alle regioni nordorientali dell’Italia, da dove proviene la maggioranza degli investitori alla presenza di adeguate infrastrutture di trasporto e all’esistenza in loco di manodopera capace e dal costo contenuto.
Gli investimenti italiani in Romania si sono inizialmente concentrati nei settori labour intensive, sviluppando pratiche organizzative della produzione quali la lavorazione “per conto” di materie prime o semilavorati provenienti dall’Italia.
Più recentemente si è assistito a una evoluzione della nostra presenza imprenditoriale, con l’affermarsi di joint venture o contratti con produttori locali per la fornitura e l’assemblaggio di parti meccaniche o di beni strumentali e anche investimenti diretti di alcuni grandi gruppi italiani.
Per quanto riguarda la presenza di istituti di credito italiani in Romania, alcune tra le nostre più importanti banche hanno proprie filiali (Banca di Roma, Gruppo veneto banca), desk operativi (Banca popolare di Verona), o hanno effettuato acquisizioni di quote di banche locali (Unicredito ha acquisto la turca Demirbank trasformandola in Unicredit Romania, la San Paolo Imi ha acquistato il 97% della West Bank trasformandola in San Paolo Imi Bank Romania, la Cr Firenze ha acquisito la Daewoo bank Romania e la Banca popolare di Vicenza ha il 5% della filiale romena dell’austriaca Volksbanken Ag).
A completare il quadro della presenza economica italiana in Romania, è bene citare infine alcuni grandi progetti nei settori dell’energia, dei trasporti e delle infrastrutture, dei servizi, la cui realizzazione è frutto di una stretta collaborazione fra aziende italiane e aziende rumene e di altri paesi. L’importante impianto nucleare di Cernavoda, il cui secondo reattore è in fase di realizzazione, è frutto di una collaborazione fra l’italiana Ansaldo Energia, la canadese Aecl e la rumena Nuclearelectrica (valore della commessa italiana circa 112 milioni di dollari Usa). Ansaldo Energia ha manifestato, insieme al gruppo Enel, l’intenzione di partecipare alle gare per l’assegnazione dei lavori di ampliamento della Centrale.

