Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Nautica
Nel 2005 il settore nautico ha registrato una progressione del 9%, superando una produzione nazionale di 3,5 miliardi di euro secondo i dati e le stime di Ucina (Unione Nazionale dei Cantieri e delle Industrie Nautiche e Affini) - Università di Genova. Si tratta di una performance che conferma il buon stato di salute dell'industria italiana, che cresce a ritmi brillanti dall'inizio del decennio. Più degli anni passati, comunque, un deciso contributo sembra essere venuto dal mercato interno (pari a un giro d'affari ex-factory di 2,23 miliardi) e questo soprattutto per effetto della notevole crescita delle operazioni di leasing nautico (+22% fino a un valore di 1,55 miliardi).
+9%
Crescita del made in Italy,
nel 2005
Ciò detto, bisogna sin da qui segnalare che i dati elaborati quest'anno per il settore nautico 2005 non sono comparabili con quelli degli anni passati, soprattutto perché da un'analisi effettuata su un campione dell'universo, come si è tradizionalmente fatto, con la collaborazione dell'Università di Genova si è invece passati a un censimento completo della produzione. Ne consegue che le cifre presentate non possono godere di un'omogenea serie storica.
Attenendoci dunque alla fotografia appena scattata del 2005, la cantieristica rappresenta in valore il 71% del totale della produzione di settore, seguita dagli accessori (26%) e dai motori (3%). A sua volta nel caso della cantieristica, la parte del leone (83%) è giocata dalle unità a motore entrobordo e entro-fuoribordo.
2,22 miliardi
Valore ex-factorydel mercato italiano
nel 2005
L'export (al netto delle importazioni riesportate) incide complessivamente sulla produzione italiana per il 58%. Tra l'altro, come noto, a livello internazionale il dominio italiano negli superyacht è assoluto (38% di quota di mercato) . I Paesi di destinazione sono per quasi l'85% gli Usa e l'Europa, in particolare la Francia. Dal canto suo l'import (anche qui, al netto delle riesportazioni) vale il 32% del mercato italiano. In termini relativi l'import è molto elevato per le barche a vela e per i motori. Nel nostro caso i maggiori Paesi esportatori sono gli Usa, la Francia e l'Inghilterra.
Per il 2006, almeno a giudicare dalle informazioni raccolte prima dell'estate, la crescita prevista è sempre nell'ordine dell'8-9%. Tuttavia restano ancora da verificare le reazioni della domanda rispetto al doppio colpo fiscal-ideologico della tassa sugli yacht in Sardegna prima, e della Finanziaria poi. Forse quest'anno il pericolo sarà scampato. Avverte comunque per il futuro il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni: "Attenti a non criminalizzare il lusso, il giocattolo dell'industria nautica potrebbe rompersi".

