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A cura di Giovanni Centola

RDB, le grandi opportunità della concentrazione settoriale
Intervista a: Dottor Renzo Arletti, Amministratore Delegato

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  • RDB è il maggior gruppo italiano nella progettazione, produzione e installazione di strutture prefabbricate, in gran parte rivolte al mondo dell'industria e della distribuzione. In realtà, oltre ai prefabbricati con i quali fattura 120 milioni circa, il gruppo produce anche componenti per l'edilizia residenziale, grazie ai quali il giro d'affari complessivo ha raggiunto nel 2005 i 210 milioni (+12% sul 2004 al netto della cessione della società partecipata Ged). La sua sede principale è a Pontenure, in provincia di Piacenza, ma RDB conta in tutta Italia 21 stabilimenti, per un totale di oltre 1.400 dipendenti.
  • L'azienda è nata quasi esattamente 100 anni fa come una fornace per laterizi e calce e deve il suo nome ai tre fondatori Rizzi, Donelli e Breviglieri. Le tre famiglie discendenti - diverse decine di componenti - costituiscono ancora oggi saldamente la proprietà (86%), con la parte rimanente rappresentata in prevalenza da istituzioni finanziarie. Dalla fine del 2004, a seguito della nomina del manager esterno Renzo Arletti ad amministratore delegato e direttore generale, nessuno più dei componenti delle famiglie fondatrici ricopre una mansione operativa all'interno del gruppo.
  • Prima di entrare in RDB, il 50enne Arletti aveva maturato importanti esperienze alla guida della small cap di Borsa Negri Bossi, del gruppo Iris e di Ceramiche Ricchetti. In particolare Arletti ha quotato quest'ultima in Borsa e nel caso di Iris ha fatto lo stesso per la sua controllata Granitifiandre. La notazione non è casuale dal momento che, come conferma nell'intervista ad Assiteca che segue, Arletti si ripropone nel giro di pochi anni non solo di triplicare il giro d'affari di RDB e di managerializzarla, ma anche appunto di far approdare il gruppo al listino azionario milanese.

drD. Dottor Arletti, ha senso mantenere in RDB due business ben distinti quali sono i prefabbricati rivolti al mondo della produzione e i materiali a uso residenziale?
R. Potrei arrivare a dire che, più che di due divisioni, si tratta di due aziende in una, tanto sono appunto diverse. E però la logica di mantenerle entrambe è che le due aree d’affari presentano ciclicità alterne e quindi tra loro si compensano. Negli ultimi 5 anni, per esempio, il mercato dei componenti per l’edilizia residenziale ha registrato buone performance, mentre il contrario, almeno dal 2004, è accaduto per i prefabbricati. Se si vuole è una questione di diversificazione.

D. La difficoltà dei prefabbricati si lega in particolare alla non felice congiuntura economica dell’Italia?
R. Forse si tratta di tendenze di respiro più lungo. Il mercato dei prefabbricati sta di fatto scomparendo per quel che riguarda la domanda di costruzioni industriali, visto che in Italia si tende a produrre sempre di meno. Per contro, nel caso dei prefabbricati cresce l’utenza della distribuzione, sia all’ingrosso che al dettaglio. Da qui discende un mercato che nel suo complesso è statico. E che potrebbe – me lo auguro – estromettere gli operatori marginali, che contribuiscono a sovraffollare il mercato e ad abbassare i prezzi.

foto sedeD. Quanti siete in Italia a fare prefabbricati?
R. Siamo circa in 300, il che, per un mercato maturo come il nostro, significa una situazione di eccessiva polverizzazione. Altrove in Europa si assiste invece a una concentrazione (ben) maggiore. All’estero, nel nostro settore, operano peraltro già delle multinazionali.

D. E in questo quadro di perdurante polverizzazione voi siete i leader con che quota di mercato?
R. Dipendendo dalle Regioni, copriamo tra il 5 e il 20% della domanda, mentre a livello nazionale siamo in un intorno del facciata a vista7%. Ed è vero che nei fatturati superiamo i nostri più immediati concorrenti di almeno un 30%, ma si tratta ancora di una quota di mercato troppo bassa.

D. Quale ritiene che sia una quota adeguata?
R.
Almeno il 20%. Il nostro obiettivo è di arrivarci entro due anni.

D. Un bel salto. Procederete via acquisizioni?
R.
Sì. E più che puntare alla miriade delle piccoline, vorremmo acquisire almeno 3-4 delle altre maggiori realtà di settore.

D. Anche in passato RDB ha effettuato molte acquisizioni. Ma per crescere non ci sono strade alternative?
R.
In passato, a ben vedere, il gruppo ha acquisito impianti, che poi ha convertito alla produzione caratteristica (e al marchio) RDB. Adesso intendiamo invece acquisire anche i marchi e con essi le relative quote di mercato. Crescere per via esterna in questo modo, nella maturità del settore, è oramai un obbligo. Per una crescita organica non c’è più tempo.

travi alta velocità
D. Ma di aziende in vendita ce ne sono?
R. Più di recente sì.

D. Le multinazionali estere di cui parlava poco fa sono presenti in Italia?
No.

D. Come mai?
R. Perché non hanno mai trovato l’impresa giusta da acquisire e grazie alla quale potersi poi sviluppare (d’altra parte anche a noi hanno fatto delle proposte).

parete ventilataD. La dimensione d’impresa è così importante in termini di competitività?
R. Lo è per abbassare i costi, il che vale ancor più nel caso dei prodotti tradizionali dell’edilizia residenziale. Ed è da mettersi in relazione alle dimensioni anche la capacità di un’impresa di essere in grado di rispondere a grandi commesse.

D. Quali sono gli altri elementi del successo competitivo?
R. Per i prefabbricati in particolare, anche l’innovazione (progettuale e di prodotto) e la capillarità produttiva, visto che di solito, per comprensibili ragioni logistiche e di costo, non si vende a oltre 300 chilometri dal luogo nel quale si produce. Sia poi per i prefabbricati, che per l’edilizia residenziale, è importante la presenza commerciale sul territorio.

D. A proposito di edilizia residenziale: il mercato continuerà a crescere?
R. Già da due anni si parla della fine del boom ma i fatti continuano a dire il contrario. Anche in questa prima parte del 2006 le vendite sono andate bene. Per il futuro vedremo.

facciata a vistaD. E tornando ai prefabbricati, al di là della distinzione tra industria e distribuzione, è tutto il mercato che fa fatica a crescere?
R.
Sì, senza particolare distinzione tra tipologie di prodotto. Aggiungo però che, in termini geografici, il Centro Italia si rivela una benvenuta eccezione. Qui va bene persino il segmento industriale.

D.Come mai RDB non ha unità produttive (e quindi mercato) all’estero?
R. Semplicemente perché preferiamo continuare a concentrarci sull’Italia, dove (come detto) gli spazi di crescita sono per noi ancora molto interessanti, almeno per i prossimi 2-3 anni.

D. Il mercato dei prefabbricati per l’edilizia residenziale rappresenta un altro possibile filone di crescita?
R. Non certamente in Italia, dove prevale un vissuto dell’abitazione molto tradizionale. Diverso può essere il discorso nell’Est europeo o, in alcuni casi specifici (per esempio nell’ambito turistico), altrove in Europa.

D. Qual è il Paese più all’avanguardia nella produzione di prefabbricati?
R. Nei prefabbricati di cemento armato – i migliori - senz’altro l’Italia.

D. E’ vero che RDB intende quotarsi in Borsa?
R.
Per il medio periodo è uno dei nostri obiettivi. Perché è anche grazie a maggiori mezzi propri che riusciremo a perseguire la crescita

 

 

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