Osservatorio Assiteca


I settori italiani in sintesi


In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola

Abbigliamento Maschile

 

barometroSecondo i dati ancora provvisori di Smi-Ati (Federazione Imprese Tessili e Moda Italiane), per il 2005 il comparto moda maschile non ha nulla da recriminare, benché in termini reali la dinamica sia stata piatta. Infatti, con circa 7,15 miliardi di valore alla produzione (+1,4%), non solo per la prima volta dopo diversi anni ha messo a segno una performance positiva, ma si è anche mosso in controtendenza rispetto all’intero settore tessile-abbigliamento (-2,9%).

+0,5%

Evoluzione 2005 del
mercato italiano
valorizzato al consumo

Il risultato si deve al buon andamento dell’export (+9,6%), che oramai pesa sul made in Italy per il 73% e che si caratterizza per un’offerta posizionata sempre più nelle fasce medio-alte e alte/lusso, con relativo maggiore potere di prezzo. Per contro nel mercato nazionale, ancora una volta molto fiacco (+0,5% di crescita valorizzata al consumo), i dati dell’import appaiono quasi speculari. Con un +11% di crescita 2005, è arrivato a soddisfare circa i due terzi della domanda, in particolare quella di fascia bassa (per inciso Smi-Ati ritiene che il 22% delle importazioni si debba al coinvolgimento attivo di aziende produttrici italiane). Ciò detto, il saldo commerciale nell’abbigliamento maschile, in assoluto uno dei più exportoriented di tutto il sistema-moda italiano, si è riportato a quota 1,3 miliardi (+5,4%).

Dal punto di vista dei segmenti merceologici, il traino dell’export si è rivelato il vestiario esterno (+12%), a fronte di tutti gli altri gruppi di prodotti che hanno realizzato performance inferiori alla media. Se si guarda invece ai mercati di destinazione, il made in Italy si è mosso bene in Spagna, in Gran Bretagna, in Giappone e in Russia, mentre anche a causa della stasi dei consumi locali, ha un po’ deluso in Germania, in Francia e in Svizzera. Nell’import ha fatto dal canto suo un altro deciso passo in avanti la Cina (+40%), seguita per tasso di crescita dalla Turchia (+32%). Ne hanno fatto le spese altri importanti Paesi produttori low cost, a cominciare dalla Romania (-8%) e dalla Tunisia (6%).

Il 2006 si è aperto in sostanziale continuità rispetto al 2005. In questo contesto Smi-Ati prevede una tenuta delle vendite all’estero, sebbene con una moderata decelerazione che non dovrebbe coinvolgere il fronte europeo. Per il mercato domestico l’ufficio studi dell’associazione azzarda allo stesso modo una lieve ripresa dei consumi delle famiglie, a fronte però di un’inflazione media settoriale in discesa al di sotto dell’1%.

 

Il mercato (in mln di euro)

la ripartizione del'export

la ripartizione dell'export per Paesi di destinazione

la ripartizione delle vendite

 

 

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