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A cura di Giovanni Centola

BOLZONI ,
con la Borsa nuovo slancio alla crescita
Intervista a: Dottor Emilio Bolzoni, Presidente Bolzoni S.p.A.

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  • Con 94 milioni di fatturato 2005 (dovrebbero all'incirca essere 103 quest'anno), dopo la statunitense Cascade, Bolzoni è il secondo player mondiale nella produzione di attrezzature per carrelli elevatori (in pratica si tratta di importanti accessori quali per esempio le piastre rotanti, i traslatori e le pinze per il serraggio). L'azienda ha base a Podenzano, in provincia di Piacenza, anche se in realtà è una "multinazionale tascabile". Ha infatti stabilimenti pure negli Usa, in Finlandia, in Spagna, in Estonia e in Cina, mentre a livello internazionale dispone di ben 16 strutture commerciali. Complessivamente è realizzato all'estero l'85% delle vendite.
  • L'azienda è stata fondata nell'immediato dopoguerra da Luigi Bolzoni e dagli anni Ottanta, con i figli Emilio e Franco, si è aperta ad altri azionisti, dal che discende che da lungo tempo essa non è più a carattere strettamente familiare. In particolare nel 2001, per finanziare l'acquisizione della finlandese Auramo Oy prima, e della statunitense Brudi poi, Bolzoni ha aperto il capitale a Banca Intesa (30%). E infine lo scorso 8 giugno il produttore piacentino ha quotato al segmento Star della Borsa di Milano il 37% delle azioni, con il gruppo dei 5 maggiori azionisti (tra i quali due membri Bolzoni) rimasti appena sopra la maggioranza assoluta e la banca milanese scesa nel contempo al di sotto del 10%. Dell'importo raccolto (28 milioni) circa la metà ha rappresentato un aumento di capitale.
  • In effetti, come a suo tempo per le risorse finanziarie apportate da Banca Intesa, anche adesso con i nuovi mezzi l'azienda punta ad acquisire altre realtà. "Le maggiori dimensioni, unite alla presenza produttiva diretta", sostiene il presidente Emilio Bolzoni, "rappresentano senz'altro un elemento di competitività, dobbiamo quindi crescere e la crescita anche per via esterna è un'opzione obbligata". Bolzoni si guarda bene dal suggerire il profilo delle prossime possibili prede, tuttavia fa presente che 6 milioni sono stati già stanziati, nel piacentino, per uno stabilimento rivolto alla produzione di forche per carrelli elevatori, un business nuovo seppure contiguo per Bolzoni, nel quale la concorrente Cascade fattura attualmente 150 milioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOTTOR BOLZONID. Dottor Bolzoni, cominciamo a parlare proprio dalla recente quotazione. L’operazione l’avete realizzata nel pieno di un periodo difficile per le aspiranti matricole, tanto che diverse preannunciate Ipo sono state cancellate all’ultimo momento. Il vostro è stato quindi un successo non da poco…
R. Devo dire che tra investitori istituzionali e pubblico retail abbiamo avuto richieste pari mediamente a tre volte le azioni offerte. In particolare ben 49 di 77 investitori istituzionali ai quali ci eravamo presentati ci hanno comprato. Sì, in un momento non ideale per il mercato, la nostra quotazione è stata quindi un successo anche se forse, in una forchetta prevista di collocamento del titolo tra i 3 e i 3,6 euro, abbiamo alla fine optato per la prudenza (3,2). E da allora l’Ipo Bolzoni ha performato senz’altro meglio delle sue omologhe.

D. Come siete posizionati nel quadro competitivo mondiale in termini di quote di mercato?
R.
Dopo la leader Cascade, che da sola copre circa la metà del mercato, c’è Bolzoni con il 20%. Noi siamo in particolare più forti in Europa (30%), loro ovviamente negli Usa (85%), anche se lì stiamo crescendo, avvantaggiati dal fatto di ritrovarci a erodere quote a un unico grande player. Gli altri due grandi nomi del settore sono tedeschi, che insieme presidiano circa un altro 20% del mercato, concentrandosi però entrambi soprattutto sul mercato domestico: sono quindi concorrenti duri in Germania ma meno temibili altrove. In generale, comunque, si tratta come si vede di un settore molto concentrato.

D. Come mai i produttori di carrelli elevatori non producono anche le attrezzature?
R. Per loro il nostro è un lavoro molto specialistico, in particolare perché caratterizzato da una gamma estremamente vasta di prodotti. Addirittura, chi fa carrelli elevatori non produce neanche le forche, che sono componenti a tutti gli effetti dei carrelli.

BOLZONI BORSAD. A proposito di forche, con le quali state partendo, che obiettivi di fatturato vi prefiggete?
R. Nel medio periodo vorremmo ottenere le stesse quote di mercato che abbiamo nelle attrezzature.

D. Voi del settore attrezzature vendete anche ai produttori di carrelli?
R. In minima parte. Vendiamo loro in realtà quasi solo un prodotto, il traslatore integrale che, oltre ad avere peso e spessore ridotti, migliora la visibilità per l’utente della macchina. Aggiungo che il traslatore integrale fa parte delle nostre grandi intuizioni del passato. All’inizio degli anni Novanta ci abbiamo molto creduto e oggi Bolzoni resta leader mondiale con una quota dell’80%.

D. Quali sono, altrimenti, i settori ai quali le attrezzature per carrelli sono principalmente destinate?
R. I carrelli elevatori sono utilizzati in quasi tutti i settori produttivi, ragione per la quale non ne esistono di prevalenti in termini di clientela. Nel nostro caso, con circa un 10% di domanda, emerge appena il settore cartario, ma questo avviene anche grazie ad Auramo, che in Finlandia (come in buona parte della Scandinavia) trova per forza di cose nel cartario e nella cellulosa di gran lunga il suo principale cliente.

D. Auramo, la vostra maggiore acquisizione di sempre, è peraltro un nome dal quale non sembrate volervi distaccare, tanto che lo stesso vostro sito riporta la dizione Bolzoni-Auramo. Come mai?
R. Pur avendo come ragione sociale Bolzoni, è vero che ci portiamo dietro anche Bolzoni-Auramo, e questo avviene a mo’ di marchio commerciale. Fatto è che Auramo è una realtà molto nota e con un’ottima immagine, con prodotti e tecnologie leader. Una delle ultime riguarda per esempio la riduzione al minimo della forza di serraggio delle pinze, così da rendere rarissimi i danni arrecati ai prodotti.

BOLZONI SEDED. Tecnologie “intelligenti” a parte, quali sono le caratteristiche dei prodotti più apprezzate dal mercato?
R. Le caratteristiche sono sostanzialmente tre: la leggerezza, la sottigliezza e il ridotto ingombro, che permette all’utente dei carrelli una maggiore visibilità. Tutti e tre questi aspetti possono essere oggetto di miglioramenti –per ogni prodotto un importante restyling avviene almeno ogni 5 anni – dal che discende che le competenze meccaniche dell’azienda hanno una loro importanza. E lavorare in Italia, e in Emilia in particolare, si rivela in questo senz’altro premiante.

D. La concorrenza di prezzo è forte?
R. La definirei media, nel senso che in termini competitivi il prezzo certamente conta; tuttavia questo genere di concorrenza è attenuato dal fatto che l’offerta mondiale è concentrata in pochi grandi gruppi.

D. Quali sono le prospettive del vostro settore?
R. In generale le prospettive sono buone, perché la globalizzazione, che qualcuno osteggia, comporta un maggiore movimento di merci e un settore logistico in crescita. Con Orizzonte 2008, un paio di anni fa Bain ha calcolato per quest’ultimo, a livello mondiale, un tasso medio di incremento in volumi del 6,4%, convertito in un +6,5% per le attrezzature per carrelli elevatori. Va anche detto che, dal punto di vista più congiunturale, il nostro settore beneficia in Europa della ripresa economica.

D. Cosa potete promettere ai nuovi azionisti di Bolzoni?
R. Più che promettere, possiamo parlare di un’azienda che, escludendo le acquisizioni, nell’ultimo decennio ha moltiplicato per tre il proprio fatturato, realizzando un +12% medio dal 2002 in poi. La crescita è nel nostro Dna e c’è quindi da credere che cresceremo anche in futuro.

E la redditività?
R. Per il settore metalmeccanico è più che buona. L’anno scorso abbiamo chiuso il bilancio con profitti netti per 4,35 milioni, un dato che senz’altro quest’anno lieviterà, sia per le accresciute vendite, sia perché i rincari delle materie prime del 2005 abbiamo potuto finalmente trasferirli sulla domanda. In quanto ai dividendi, la nostra politica è di distribuire ogni anno circa il 40% degli utili.

Dal punto di vista della proprietà storica e del management, la quotazione in Borsa rende comunque la vita un po’ più difficile?
R.
Più difficile, ma appunto appena un po’. In altri termini, rispetto al passato, oggi abbiamo qualche onere e complicazione in più e qualche grado di flessibilità in meno, senza che questo ci rivoluzioni l’esistenza. E’ del resto da lungo tempo che la proprietà di Bolzoni è condivisa con membri esterni alla famiglia, con per esempio consigli d’amministrazione che sono veri consigli d’amministrazione, e in più nei passati 5 anni Banca Intesa non ha fatto che insegnarci meglio il mestiere di azienda quotabile.

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