Dal Mondo Economico

 

Sintesi tratta dagli articoli
di Flavia Tibaldi e Lorenza Angelini

Rudolph Giuliani
ex Sindaco di New York City

LEADERSHIP: AVERE BUONE IDEE, ESSERE OTTIMISTI ED ETICI

ny vista di notteIl sindaco che è stato capace di abbassare la criminalità del 57%, ridurre le tasse di 2,3 milioni di dollari e creare 450 mila nuovi posti di lavoro, parla di leadership al World Business Forum, l’evento organizzato da Hsm Group dedicato alla management community per approfondire argomenti come il marketing, le strategie e la leadership.

Nato da una famiglia italoamericana, laureatosi in legge, Giuliani diventa prima procuratore distrettuale, poi federale per essere eletto nel 1993 sindaco di New York, carica che ha rivestito fino al 2001. Popolarissimo per i risultati ottenuti durante i due mandati consecutivi, con la sua strategia "tolleranza zero", che portò all'abbassamento del tasso di criminalità del 57%, alla riduzione delle tasse di 2,3 miliardi di dollari e alla creazione di 450 mila nuovi posti di lavoro, è diventato un american hero per la determinazione, l'umanità e le doti di leadership dimostrate dopo la tragedia dell'11 settembre. Che gli hanno permesso, nel 2002, di fondare una società di consulenza, la Giuliani Partners. L'intervento di Rudy Giuliani al World Business è stato molto seguito e denso di contenuti di interesse straordinario da un punto di vista, oltre che politico, anche economico e finanziario.

Sette i suoi consigli per diventare un leader: tra i primi, avere buone idee, essere rudolph giulianiottimisti, sviluppare e mantenere una buona etica. In particolare, le idee devono essere chiare e risolutive: queste caratteristiche contagiano i collaboratori e gli interlocutori, che diventano a loro volta ottimisti e cooperativi, creando un'atmosfera di interscambio produttivo.
Per Giuliani bisogna sempre pensare di riuscire, di vincere, arrivare addirittura a «immaginare la vittoria»; e quando gli si fa notare che non sempre, purtroppo, è possibile, risponde sicuro che se non si crede in se stessi non potranno mai farlo gli altri. Ricorda inoltre che solo questi atteggiamenti hanno portato gli america­ni a superare la tragedia delle torri gemelle.
Secondo Giuliani l'etica consente al leader di sapere sempre se sta agendo per fare la "cosa giusta", avendo chiari i motivi di altruismo, prevalenti rispetto ai propri interessi. Questo consente di avere fermezza nelle proprie azioni e di riuscire ad avere sempre un coraggio che va costantemente infuso anche ai collaboratori.
Fra gli altri consigli, quello di organizzare un buon lavoro di squadra, favorendo la libertà di critica e la costante autoanalisi. «Non importa quanto siate intelligenti», dice, «avete sicuramente dei punti deboli che devono essere bilanciati dalle capacità dei vostri collaboratori».
Ultimo consiglio: dare importanza alla comunicazione: un leader è un insegnante ma è anche un motivatore e deve sapere trasferire idee ed esperienza dalla propria testa a quella degli altri.

Al World Business Forum, davanti a una platea di oltre 3 mila entusiaste persone, hanno parlato e risposto alle domande dei giornalisti, oltre a Giuliani, i massimi esperti di economia mondiale, da Jack Welch, per vent'anni amministratore delegato di General Electric, a Michael Porter, professore di Harvard, autorità indiscussa sulla competiti­vità internazionale, da Maurizio Dallocchio, direttore di Sda Bocconi, ai personaggi di maggior rilievo della scena finanziaria italiana.

time squareSulla leadership hanno dibattuto, affrontandola da mille angolazioni, tutti i relatori.
Tutti d'accordo con Michael Porter sul concetto che è necessario diversificare, puntare su una serie di elementi che permettono di non farci copiare dai concorrenti anche perché è inutile accanirsi tutti nella stessa direzione, ognuno può trovare il suo spazio, la sua "corsia" dove impegnarsi e dove anche fare delle scelte. Questo accade solamente se le persone sono disposte a collaborare, a dare tutto di loro, a essere allineate verso la realizzazione del futuro che vogliono creare.
Il leader inoltre deve essere propositivo, positivo, dare speranze; chi seguirebbe un condottiero grigio e non entusiasta? Come fare emergere la leadership? Leader si nasce o si diventa? Chi fa formazione, così come gli esperti mondiali, sostiene che il vero leader si riconosce già nell'infanzia, ma anche che la leadership si può insegnare. Con alcuni punti imprescindibili.

Visione e valori. Essere consci di quali sono i valori in cui si crede. Visione e valori chiari, ben definiti e ben comunicati sono il prerequisito necessario anche per garantire la longevità dell'impresa.
Costante preparazione. Essere preparati e dare a tutti le risorse necessarie al proprio team per essere competente. La leadership di competenza è quella che assicura autorevolezza e credibilità. Accadrà sempre qualcosa di imprevedi­bile, ma se si è preparati sarà solo una variante che non minerà né la fiducia in se stessi né la possibilità di raggiungere l'obiettivo.
Ascolto a 360°. Ascolto inteso come autoanalisi: sapere quali sono i propri punti di forza e debolezza per formare una squadra che colmi le proprie lacune.
Ascolto per comprendere le diversità e poterle, quindi, valorizzare.
Ascolto dei segnali evidenti ma anche dei cosiddetti segnali deboli.
Ascolto delle emozioni, del non detto, fino a sviluppare quella che considero la più alta forma di comunicazione: il dialogo.
Dialogo inteso come fluire di significati, dialogo che può avvenire solo tra chi è sintonizzato sulla stessa lunghezza d'onda, solo tra chi ha sofferto, gioito e creato insieme.

 

Gruppo Assiteca Home
Copyright © 2009 Assiteca SpA
Ottimizzato per Internet Explorer 7.0