Osservatorio Assiteca
I settori italiani in sintesi
In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola
Cosmetica

Finale d’anno in calando, quello della cosmetica italiana.
Secondo i preconsuntivi di Unipro (Associazione Italiana Industrie
Cosmetiche), il
2005 si dovrebbe chiudere per il made in Italy con un +2,7% dei fatturati,
in tendenziale calo rispetto alle stime precedenti. Nulla di stravolgente,
sia chiaro. Il mercato interno è cresciuto appena un po’ meno
di quel che si pensava (+1,4/1,5% l’ultimo dato accreditato) e lo stesso
dicasi per l’importante voce dell’export, che in uno scenario internazionale
non proprio brillante continua a guadagnare quote di mercato (+6,5%). Nel frattempo,
l’evoluzione dei prezzi si dovrebbe essere collocata al di sotto dell’1%.
Oltre 200
Profumerie che hanno
chiuso nel 2005
In termini di canali di vendita, avrebbero sofferto più di tutti le profumerie (-1,5% sul 2004, anche a riflettere il continuo calo dei punti vendita), seguite dagli acconciatori, dagli estetisti e dalla grande distribuzione (tutti e tre questi canali potrebbero aver segnato un -1%). Per contro, le performance del 2005 sarebbero state soddisfacenti per la nicchia delle erboristerie (+4,5%) e per il canale già più affermato delle farmacie (+4,8%). Il maggiore traino alla produzione si sarebbe rivelato il terzismo, che pesa sul totale per circa un quinto e che, non a caso, costituisce di gran lunga la voce più export oriented (61%).
Fabio Franchina, presidente di Unipro, interpreta l’andamento delle vendite in Italia alla luce del “continuo indebolimento del potere d’acquisto, che si traduce in una maggiore attenzione dei consumatori alla spesa”, mentre giudica le buone performance all’estero come una conferma della competitività dei produttori, che non stanno di certo tirando i remi in barca. Per il 2005 ne sono prova, nella media, gli accresciuti investimenti in macchinari e impianti, in r&s e anche in comunicazione.
+1,3%
Previsioni di incremento dei fatturati per il 2006
Le previsioni per il 2006 non sono in ogni caso buone, visto che il giro d’affari alla produzione dovrebbe crescere in un intorno dell’1,3%, con un lieve tendenziale peggioramento nel secondo semestre, e con ancora una netta differenziazione tra mercato interno (piatto) ed export (+6,2%). Dalle parole di Franchina non è dato tuttavia scorgere particolare pessimismo, anche perché il cosmetico italiano è pur sempre reduce da diversi anni di crescita discreta.


