Dal Mondo Economico
In collaborazione con Espansione
Sintesi tratta dall'intervista in esclusiva di Donatella Zucca. Fotografie di Cristina Pica
Alberto volta pagina
Grandi cambiamenti per il Principato, pur nello spirito di
Ranieri III. Sviluppo
urbanistico, ma attenzione all’ambiente, polo internazionale di ricerca
scientifica, innovazione nel modello finanziario. E si delinea l’idea
di una Borsa a Monaco
«Nel settore finanziario le possibilità possono essere tante; per esempio,
niente ci impedisce di pensare a sviluppare il private equity», ha detto
Alberto II durante l’intervista, la prima rilasciata in esclusiva a una
rivista italiana, Espansione, il 28 novembre scorso. Un'attenzione, quella verso
la modernizzazione della finanza, che contribuisce a dare corpo alle voci di
una possibile apertura della Borsa monegasca, peraltro non smentite dal Principe.
Un’importante prospettiva, espressione della volontà di conferire
ulteriore valore alla piazza finanziaria e di voltare pagina, proseguendo in
prima linea verso la creazione di nuove opportunità.
Tematiche in sintonia con il discorso programmatico che ha rivolto ai monegaschi nel mese di luglio, ormai diventato “musa ispiratrice” del Principato. Un messaggio dai forti accenti sull’ambiente e il sociale, con chiari incitamenti a darsi da fare e a rimboccarsi le maniche per meritare i vantaggi di cui Monaco gode, mettendo l’etica al centro dell’azione. Tra le priorità, lo sviluppo dei settori finanziario, tecnologico e della ricerca, mantenendo punti fermi come turismo, banche e immobiliare, quest’ultimo non a oltranza. Per il futuro, una Monaco più aperta al mondo, polo culturale e di riferimento per lo sviluppo di un’economia sostenibile, utilizzando leve e dinamiche simili a quelle della migliore imprenditoria. A sommi capi, il cammino iniziato dal padre Ranieri, una ricetta politica che negli anni ha generato ricchezza e conferito valore aggiunto, facendo del Principato “una grossa azienda” il cui giro d’affari oggi sfiora il tetto di €10 miliardi. Un Paese di 2 kmq che fa parte di Nazioni Unite e Consiglio d’Europa, membro di Unesco, Ocse e Interpol, che può permettersi di destinare €300 milioni l’anno ai lavori pubblici e ha saputo aumentare la propria superficie del 20%, sottraendola al mare. Enormi terrapieni, in gran parte realizzati col materiale di scavo dei sotterranei che ora ospitano ferrovia e stazione: 3,5 ettari per il quartiere di Portier, su cui poggia il Forum Grimaldi, quelli del Lavrotto, dove è stato appena inaugurato l’hotel Monte Carlo Bay, i 22 ettari di Fontvieille, centro commerciale e industriale di Monaco.
A dispetto dell’immaginario comune, l’industria è una
voce crescente dell’economia, ormai non più una nicchia, che non
occupa grandi spazi pur generando valore. Biotherm produce ogni anno circa
4 mila tonnellate di creme; il gruppo Mecaplast, attivo nell’accessoristica
plastica per auto, realizza 820 milioni di fatturato, impiega 7.500 persone,
di cui 700 in loco. Nel campo dell’high-tech, poi, operano una novantina
di società, soprattutto nell’informatica e nelle telecomunicazioni.
Il gioco, pur facendo tanto parlare di sé, produce un fatturato di gran
lunga minore, €229 milioni, ma resta la voce più importante della
Société des bains de mer, sin dalla metà dell’Ottocento
proprietaria e gestore dei Casinò, dei migliori alberghi e ristoranti.
Banche e settore finanziario assorbono una grossa parte delle attività economiche, collocandosi al terzo posto in ordine di valore, al primo posto assoluto il commercio con €3,8 miliardi. Le agevolazioni fiscali sono un atout storico del Principato e si riferiscono essenzialmente al fatto che non esiste imposta sul reddito delle persone, c’è però una tassa sul valore aggiunto, corrispondente all’Iva, su tutte le attività commerciali, imprenditoriali e finanziarie.
L’entrata in vigore della normativa comunitaria sulla tassazione dei depositi bancari dei cittadini europei non residenti e l’ingresso nel Consiglio d’Europa stanno però modificando il panorama. La posizione decisa nella lotta contro il riciclaggio del denaro sporco e i finanziamenti al terrorismo sembra aver cancellato definitivamente le nuvole che per un certo periodo avevano offuscato la scena monegasca. Il Principato resta comunque un Paese a fiscalità dolce, ma per attrarre capitali stranieri e imprenditori dovrà offrire anche altre opportunità e saper tener fronte a competitività molto forti. In questo contesto, mantenere un giusto equilibrio tra liberalismo economico, rispetto dell’ambiente e vantaggi sociali non sarà facile, ma probabilmente è proprio questa la sfida di Alberto II. Ora torniamo a Palazzo, alla nostra intervista, al simpatico disordine dello studio del Principe, tra pigne di libri, fogli, oggetti di valore effettivo e affettivo, che parlano di concretezza, di vita vissuta.
D. Monseigneur, vostro padre Ranieri III disse che
non è necessario essere un grande Paese per avere
un gran sogno, voi pensate che anche oggi si possa essere
dello stesso avviso?
R. «Certamente. La visione moderna e anticipatrice del futuro di mio
padre ha permesso al Principato di svilupparsi straordinariamente. Lui aveva
detto questa frase all’inaugurazione del Forum Grimaldi, un edificio
tuttora meraviglioso, che ci ha permesso di organizzare delle belle esposizioni
e rispondere a un bisogno culturale, oltre che a delle necessità più pratiche
di rinnovamento. Siamo un piccolo Paese che deve continuare a essere al passo
con i tempi e questo genere di realizzazioni è importante. Non è necessario
comunque avere dei progetti grandiosi e, tanto meno, essere numerosi per realizzarli,
il segreto sta nel lavorare insieme e riuscire a mobilitare tutte le nostre
energie. Da parte mia intendo impegnarmi a dare una valenza sempre più internazionale
al Principato, cercando costantemente nuove forze e opportunità, con
grande riguardo verso tutto ciò che ha fatto la nostra fortuna».
D. Il futuro si presenta ricco di sfide sia nel sociale che
nell’economia e non solo per il Principato. Come pensate
di dare continuità al discorso di vostro padre e
quali saranno i settori di punta?
R. «Ho reso omaggio a mio padre e al suo operato sin dal momento
in cui ho assunto la successione; per Monaco è stato un grande principe
e un capo di Stato che ha avuto le idee chiare su quello che doveva essere
il suo sviluppo. Allora c’erano una quantità di cose da fare e
soprattutto tanti cantieri da far partire, non si è trattato però solo
di cantieri visibili, ma di una serie complessa d’interventi, strategie
economiche e politiche, di un vero e proprio carnet che ha modernizzato il
Principato. Bisogna perciò che questa grande eredità abbia continuità e
sia guidata verso nuovi sviluppi in campo medico, finanziario, della ricerca
e della tecnologia. Il nostro Paese è per tradizione un luogo d’accoglienza
e d’incontro privilegiato, mi riferisco al turismo e a ogni sua sfaccettatura,
da quello d’affari al nautico, al culturale; aree da implementare che
implicano un’ulteriore crescita a livello urbano e su cui concentreremo
i nostri sforzi. Dovrà comunque trattarsi di uno sviluppo che tenga
conto della nostra realtà, delle esigenze e delle necessità di
persone, di valori come il rispetto dell’ambiente, in particolar modo
quello marino, da sempre oggetto di nostra grande attenzione. Per il futuro
intravedo molte opportunità, si tratta solo di scegliere quelle che
potranno dare maggior valore aggiunto ed essere più efficaci».
D. La vostra sfida sarà, dunque, impegnarsi in
una politica che dovrà equilibrare liberalismo economico,
vantaggi sociali e ambiente?
R. «Certo, sarà così. Capisco comunque che possa
sembrare difficile, qualcuno lo ha già detto, io penso invece che le
nostre piccole dimensioni possano costituire un vantaggio e ribadisco che se
lavoreremo insieme potremo diventare un vero laboratorio in materia di sviluppo,
non solo economico, in cui ogni componente dovrà essere considerato».
D. A proposito dell'entrata in vigore della direttiva europea
sulla tassazione dei conti dei non residenti, può bastare
un settore finanziario che opera essenzialmente nella gestione portafogli,
o dovrete cercare altre formule?
R. «In campo finanziario l’economia del Principato si è sviluppata
molto bene, ma è anche vero che lo ha fatto soprattutto nel settore
della gestione portafogli. In futuro perciò potremmo considerare altre
cose, per esempio sviluppare il private equity, o altre opzioni che saranno
studiate dagli esperti del settore. Data l’importanza della nostra piazza
finanziaria sarà essenziale continuare a tener alta la guardia nella
lotta contro il riciclo del denaro sporco e attività poco chiare».
D. Uno sforzo di trasparenza e modernizzazione, che,
secondo indiscrezioni non smentite, potrebbe preludere a
una Borsa monegasca. Passando ad altro, quali sono state
e saranno le principali mosse dopo l’ingresso nel
Consiglio d’Europa?
R. «Ci siamo mossi molto tempo prima di entrare ufficialmente nel Consiglio
d’Europa, rispondendo a una serie di requisiti e principi che si sono
riflessi sull’assetto istituzionale, determinando dei cambiamenti e un
rinnovamento. Inoltre, è stata necessaria una revisione della convenzione
con la Francia, la cui ratifica è stata firmata lo scorso novembre.
Un passo importante che avevamo già in animo di fare e che l’ingresso
nel Consiglio d’Europa ha accelerato, in cui sono stati ridefiniti aspetti
significativi delle nostre relazioni bilaterali».
UNA
BORSA A MONACO
Espansione ha chiesto aI professor Francesco
Arcucci, ordinario di conomia degl
scambi internazionali dell’Università di Bergamo,
uno dei più autorevoli esperti del settore,
un parere sulla ventilata apertura della Borsa
monegasca. «Che un’importante piazza finanziaria
come Monaco si possa dotare di una Borsa,
magari specializzata in quei settori caratteristici
delle attività del Principato, mi sembra
una scelta ragionevole, soprattutto in una fase,
come l’attuale, di potenziamento e modernizzazione», conviene Arcucci, «la
Borsa, poi, ha anche un forte valore simbolico». Precisa il
professore: «Tuttavia la tendenza si muove verso
poche, grandi Borse telematiche, come
l’Euro Next di Parigi, cui fanno capo anche
Bruxelles, Amsterdam e Lisbona. Ecco, affinché i suoi prezzi siano ancor
più significativi,
pure l’ipotetica Borsa di Monaco dovrebbe entrare in quest'ottica».
D. In tutti questi cambiamenti e nei loro futuri sviluppi, l’Italia potrà avere un ruolo?
R. «La firma della nuova convenzione ha conferito al Principato una piena personalità giuridica internazionale e portato a un regolamento dei rapporti diplomatici. Ciò significa che ci saranno dei Paesi con cui abbiamo già delle relazioni che potranno accreditare i loro ambasciatori, il Consolato generale di Francia sarà elevato ad Ambasciata e probabilmente presto anche quello d’Italia».
D. La presenza di oltre 6mila italiani residenti e di
circa 5mila frontalieri influenza in qualche modo la vostra
economia?
R. «Non sono stati fatti degli studi per calcolare esattamente il loro
impatto sull’economia, ma posso assicurare che il loro apporto contribuisce
in maniera veramente importante alla vita economica e sociale del Principato.
Voi italiani siete in ogni campo della nostra economia, dal finanziario all’edilizia,
e ormai da molto tempo la vostra presenza è determinante anche nei vari
settori del turismo. Sicuramente, se i nostri amici italiani dovessero non
venire più così frequentemente o disertassero con le loro barche
il Principato, non nascondo che saremmo seriamente preoccupati».
D. L’Associazione degli imprenditori italiani di Monaco
ha incontrato Goldman Sachs nella sua prima visita nel Principato.
Sono previste ulteriori aperture verso i nostri imprenditori?
R. «Quando maisons prestigiose come Goldman Sachs, o altre di
settori diversi, manifestano interesse per Monaco, per noi è sempre
un grande piacere anche solo partecipare alle loro iniziative in veste d’intermediari.
Gli imprenditori italiani sono estremamente attivi, lo sono persino nella vita
associativa e nelle iniziative di carattere etico. Considero l’etica
una componente base di qualsiasi attività, tanto più se di business.
Anche per questo sono molto contento della vostra presenza e vi ringrazio».

