Dal Mondo Economico
A cura di Giovanni Centola
Rubinetteria Sanitaria
Non
sono stati anni facili, gli ultimi, per la rubinetteria sanitaria, un
settore nel quale l’Italia è leader europea
avanti alla Germania. E il 2004 non ha fatto eccezione, a dispetto di
una crescita della produzione italiana fino a 944
milioni di euro, (+3,8% rispetto all’anno precedente) e di esportazioni lievitate del 5%.
3,35 mld €
Totale degli investimenti 2004 in valori correnti
Diversi i fattori della crisi, che non è stata solo strisciante. Un primo fattore è costituito dal dollaro in calo che, oltre ad aver impattato negativamente nei due importanti mercati di destinazione dei prodotti (Nord America e Golfo Persico) ha anche obbligato, sui mercati internazionali, a un confronto perdente con i competitor a costi di produzione agganciati alla valuta statunitense. Il secondo fattore è appunto rappresentato dalla crescita dei produttori cinesi, ai quali si deve peraltro buona parte della crescita delle importazioni italiane, pari l’anno scorso a 60 milioni. E il terzo elemento di crisi è dovuto al forte rincaro delle materie prime – nel caso specifico soprattutto ottone e bronzo – che le aziende italiane hanno potuto traslare solo in parte sui prezzi dei prodotti finali (nel 2004 +4%, secondo la stima Avr).
+4%
INCREMENTO PREZZI 2004
La conseguenza ultima di quanto precede è consistita nella contrazione generalizzata dei margini. In altri termini le aziende italiane, per lo più concentrate nei distretti di Borgomanero (No) e di Lumezzane (Bs), hanno sì mantenuto i propri livelli di vendita, ma sacrificando i profitti. E a quanto è dato sapere hanno stretto anche un po’ la cinghia: seppure moderatemente, l’occupazione si segnala in continuo calo e lo stesso dicasi per il livello degli investimenti (in parte riconvertiti al settore industriale).
Passato il primo trimestre, secondo la responsabile della segreteria Avr Marina Carrea, il 2005 si profila “leggermente migliore”. I corsi delle materie prime e la pressione concorrenziale cinese appaiono, almeno al momento, essersi stabilizzati. E anche il dollaro sembra nel frattempo riguadagnare terreno. Ma si parla appunto di miglioramenti marginali. Avr prevede in effetti una contrazione della produzione italiana nell’ordine dell’1% e dell’export del 3%. A guadagnarci potrebbero essere per contro i margini. Dice Carrea: “Grazie al valore aggiunto del design e delle nuove tecnologie, i produttori si stanno sempre più posizionando nelle fasce di qualità medio-alta e alta. In questo modo dovrebbero essere quindi più in grado di difendere i prezzi”.


