Dal Mondo Economico

 

In collaborazione con Espansione
A cura di Giovanni Centola

Alimentare

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Il settore alimentare rialza la testa: i ricavi alla produzione 2004 sono pari a 105 miliardi (104 erano stati messi a preconsuntivo i primi mesi del 2005), e, di questi, 14,6 provengono dall'export (ne erano stati stimati 14,2). Rispetto al 2003, si è dunque verificata una crescita marginale, anche a dispetto di prezzi ad andamento "disinflattivo" (hanno registrato un'evoluzione inferiore alla crescita del costo della vita considerata dal paniere Istat). A determinare la crescita, infatti, sono state quasi solo le quantità fatturate, e non i prezzi unitari dei prodotti.

  @+3 %

Incremento a valore
acquisti prodotti
confezionati
(primi 5 mesi 2005)

La situazione sembra riproporsi, forse acutizzandosi, nell'anno in corso, caratterizzato, almeno per il grocery al consumo (fonte Iri-Infoscan per i primi 5 mesi), da un aumento degli acquisti nazionali a valore nell'ordine del 3%, e da un andamento dei listini addirittura negativo. Difficile dire quanto tale dinamica si rifletta sulla produzione. E' ipotizzabile, tuttavia, che buona parte del fenomeno sia attribuibile alla progressiva razionalizzazione a livello distributivo.

Sono migliori, in ogni caso, i risultati del food & beverage in termini di interscambio commerciale, che è stato sostenuto anche da un euro in tendenziale ripiego. Nel primo semestre del 2005, infatti, rispetto al corrispondente periodo del 2004, l'export è aumentato del 4,7%, mentre l'import si è contratto del 4,5%. Le merceologie del made in Italy a segnare i maggiori incrementi verso l'estero sono state la birra (+23,4%), lo zucchero (+16,2%), gli oli e i grassi (+12,5%), il comparto ittico e quello molitorio (entrambi +11,3%).

Un risultato, quindi, discreto. L'export italiano, però, con neanche il 15% sul totale della produzione, si conferma ingiustificatamente sottodimensionato rispetto al dato medio europeo (18%), e in particolare in relazione a quelli di Francia e Germania (20 e 22%). "Per la promozione all'estero c'è sicuramente bisogno di un maggiore coordinamento tra i diversi soggetti del sistema", sostiene il presidente di Federalimentare Luigi Rossi di Montelera, "però è anche necessario dare una sterzata rispetto all'attuale impostazione, che tende a privilegiare il "piccolo è bello" o la tipicità dei prodotti, dimenticando che oltre il 75% delle esportazioni italiane è rappresentato da prodotti industriali di marca".

+1%

Crescita media annua
settore alimentare da qui
al 2005

Tuttavia, anche a prescindere dal commercio internazionale, Federalimentare pronostica per l'industria italiana un +1% medio annuo di produzione per il futuro a lungo termine, dato equivalente a un +0,6% di valore aggiunto reale. Si tratta di una crescita lenta, che l'associazione settoriale auspica possa essere almeno in parte evitata, magari con l'adozione di una "ricetta" di tipo strategico, utile anche a tutto l'universo alimentare italiano. Tale ricetta comprende: il rilancio delle politiche di filiera; la valorizzazione della marca e la crescita dimensionale delle aziende; l'insistere sull'importanza dell'innovazione come strumento di competitività, e, in tema di export, la "creazione di una cabina di regia unica degli enti preposti alla promozione per tutto il settore".

Fatturato, Export e Import (dati in milardi di euro)

 
Risultati interscambio commerciale nei primi 6 mesi del 2005 
Dinamica dell'export nei primi 6mesi del 2005 a livello merceologico

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