Dal Mondo Economico
A cura di Giovanni Centola
Oreficeria-Gioielleria
+7.7%
Incremento dell'export italiano primi 9 mesi 2004 rispetto a periodo corrispondente 2003
Dopo
un 2000 da record, per i produttori italiani è iniziato un forte
declino che forse solo il 2004 sembra alla fine aver arrestato. Per ora
di dati certi sono disponibili solo quelli consuntivi a fine settembre
dell’export, che vale oltre il 70% della produzione. In tal caso,
secondo elaborazioni su fonte Istat, si assisteva a un incremento
del 7,7%, ma Stefano de Pascale, direttore
di Federorafi, è pronto a raffreddare gli entusiasmi. “In
realtà si deve pensare che l’anno è andato bene soprattutto
nel primo trimestre, per poi cadere e successivamente riprendersi con
l’estate”, ripercorre de Pascale, “ma alla fine risultano
decisivi gli ultimi mesi che, a giudicare dalla Fiera di Vicenza dello
scorso gennaio, non sembrano essere andati bene”. Morale, Federorafi
ritiene che il 2004 dovrebbe essersi concluso in pareggio.
+9%
Import italiano 2004 rispetto a 2003
Le difficoltà dell’oreficeria italiana - leader nei mercati internazionali almeno dalla fascia medio-alta in su (nel basso di gamma si è oramai imposta l’India) - sono da più anni sempre le stesse. “In momenti, quali quelli più recenti, di evoluzione del mercato”, introduce de Pascale, “la prima difficoltà ha a che fare con la strutturale polverizzazione dei produttori, il che determina sottocapitalizzazione diffusa e impossibilità nel fare il necessario salto di qualità negli investimenti, soprattutto in termini di distribuzione”. La seconda difficoltà è invece riconducibile all’accresciuta concorrenza da parte di Paesi emergenti quali la Turchia, la Cina e l’India, i cui produttori, se sono ancora scarsamente presenti con i loro manufatti in Italia, si sono invece mostrati ben più aggressivi altrove.Si aggiungano poi la forza dell’euro e la sfavorevole asimmetria dei dazi, ed ecco spiegate le performance deludenti. In termini geografici, il colpo è stato particolarmente duro negli Usa, un mercato cruciale e che però in pochi anni ha visto l’export italiano praticamente dimezzarsi. Per altro verso è anche possibile affermare che a incontrare difficoltà sono stati all’estero soprattutto i prodotti di fascia medio-bassa e non a marchio.
Se è vero che il 2005 non si è aperto con le migliori premesse, de Pascale ritiene che l’anno in corso, pur da non considerarsi un esercizio di svolta, potrebbe assistere a un tendenziale attenuarsi dei fattori che nel recente passato hanno influenzato, in negativo, i risultati del made in Italy.

* inclusi i prodotti di argenteria

